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Barcellona, amor sacro e profano: Zanghì&Pollicita incontrano De André e (forse) Tiziano

È risaputo che nella lingua inglese il verbo to play significa giocare ma anche recitare e suonare: sembrerebbe che Michelangelo Maria Zanghì e Chiara Pollicita abbiano voluto fare di questa ambivalenza il tratto distintivo del loro L’amor sacro e l’amor profano. Ispirato a De André, con grande autonomia. Stasera alle 22 all’osteria Malarazza, secondo appuntamento di Teatro in Osteria

Separare i versi di Fabrizio De André dalle loro musiche potrebbe sembrare un curioso esperimento intellettuale destinato a durare lo spazio di un pomeriggio, insomma un gioco che comunque potrebbe portare lontano, dato che si sta parlando di vere e proprie espressioni poetiche accolte da tempo – come si sa – nelle antologie scolastiche.

È risaputo peraltro che nella lingua inglese il verbo to play significa giocare ma anche recitare e suonare: sembrerebbe che Michelangelo Maria Zanghì e Chiara Pollicita abbiano voluto fare di questa trivalenza il tratto distintivo del loro L’amor sacro e l’amor profano, già apprezzato in varie occasioni da un pubblico che ha saputo cogliere e apprezzare la narrazione insolita dei testi del cantautore genovese.

Non sfugge del resto, persino a chi conosce in maniera non approfondita l’opera di De André, che le sue canzoni, anche quelle degli esordi – cioè quelle pubblicate del concept album Tutti morimmo a stento del 1968 – sono legate tra loro da quello che si definisce di solito “filo conduttore”: non è facile pertanto estrapolarle dal loro contesto e farne argomento di un discorso non legato alla musica.

Alla loro musica, soprattutto.

Correre qualche rischio è del resto nell’indole di Zanghì – basti ricordare il suo Vinafausa sulla morte del medico barcellonese Attilio Manca – e questo tentativo di dare a una vicenda artistica in apparenza ormai stranota – quella di De André – è davvero interessante.

Stasera al Malarazza di Barcellona andrà in scena – è il secondo appuntamento della mini-rassegna Teatro in Osteria – proprio questo tentativo di dare corpo alle parole di De André in forma teatrale, con un attore (Zanghì) che non reciterà ma interpreterà i versi del poeta, mentre la Pollicita, con la sua chitarra, darà la veste musicale allo spettacolo.

Così Zanghì ha voluto chiarire in maniera ulteriore: «Le parole di De André si “incastrano” con una musica che non è quella delle sue canzoni ma è musica tratta dal repertorio di chitarra classica, dall’800 ai giorni nostri. La chitarrista ha tanto merito, quanto ne ha l’attore: non si tratta di un mero accompagnamento, ma di un’alchimia, quasi matematica, in cui vengono dosate parole e note musicali, in una sorta di dialogo tra attore e musicista».

Suggestione per suggestione, Amor sacro e amor profano è il nome di uno dei dipinti più noti di Tiziano Vecellio, oggi alla Galleria Borghese di Roma: Giulio Carlo Argan ne scrisse in un fondamentale saggio del 1950 – intitolato appunto L’Amor sacro e Amor profano di Tiziano Vecellio – e fu così, con ogni probabilità, che De André ne trasse un’ispirazione forse ancora più potente.

Quella della statua della Madonna in processione con Bocca di Rosa tra le gente, per le vie di un paese immaginario, con la tacita benedizione di un parroco accomodante.

Stasera in osteria Zanghì presenterà la sua versione dei fatti.

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amministratore • 15 giugno 2017


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